Pro Loco Ficarrese

Associazione di promozione turistica di Ficarra (Me)

Territorio


L’esame della produzione architettonica, mostra costruzioni in genere databili tra Seicento ed Ottocento.

Caratteristica e la situazione delle numerose Chiese minori, monastiche e non, che risultano tutte esemplare su un esenziale modello a navata unica con facciata a capanna, tetto a travi scoperte ed abside. Il panorama dell’edilizia civile non si discosta dai caratteri comuni ad altri centri dei Nebrodi: caratteristico è l’uso della tenera arenaria locale, intagliata per ricavarne stemmi e decorazioni architettoniche, insieme a pietrame grezzo e laterizi; le facciate sono prive di intonaco.

L’accesso all’abitato, lato Brolo è segnato dalla chiesetta delle Logge caratteristica per i tre campanili a vela di recente costruzione.

Poco dopo si incontra la vasca rettangolare dell’abbeveratoio addossata al retro della Badia. L’ingresso del paese è dominato dal Palazzo Batolo-Miraglia, dall’esenziale linea architettonica; nei pressi e l’ottocentesco Palazzo Piccolo-Ferraloro. La Badia Benedettina costituisce un importante polo di aggregazione, intorno a cui si è formata una piazza dalla pianta irregolare. Il Monastero è stato demolito negli anni trenta per costruire un plesso scolastico mentre l’altra parte della Badia era stata già adibita a Municipio e conserva ancora questa destinazione. Soltanto la Chiesa è sopravvissuta alla trasformazione subita dal complesso monastico.

Accanto alla Badia sorge il Palazzo Artale (1883); di fronte si trova il Palazzo Piccolo, seicentesco, dal bel portone decentrato ad arco bugnato ora privo di stemma: semplici porte ad arco e panciuti balconi con mensole a volute definiscono il prospetto serrato tra cantonali secondo un modello tipico fin dal tardo cinquecento e qui variato soltanto nella obbligata posizione decentrata del portone . Seguendo il Centrale corso Umberto I° si incontrano altre interessanti case private: il palazzo Busacca, ottocentesco, si segna per il portone trapezoidale nella asimmetrica facciata; casa Ferraloro, sempre ottocentesca, presenta una tipica facciata non intonacata dalle linee essenziali arricchita da vasi in cotto.

Sulla piazza Umberto I° prospettano in genere case recenti o rifatte a causa degli interventi subiti da questa parte dell’abitato; appartiene alla cronaca attuale, peraltro, la demolizione di una importante casa dei Piccolo di Calanovella. Al termine della piazza, lato monte sorge il grande Palazzo Piccolo ora Ferraloro meglio noto come casa di Macalda. Ritratta di un vasto blocco edilizio che non conserva alcun avanzo medioevale: particolarmente imponente risulta il portone ad arco bugnato con stemma centrale indecifrabile e figure animali, in parte inleggibili, scolpite sull’arco e sugli stipiti. Sulla gradinata che fiancheggia la casa di Macalda conducendo verso il Castello, sono sistemati il Monumento ai Caduti ed un pilastro a sezione triangolare proveniente dal Convento dei Minori Osservanti: è decorato da interessanti motivi vegetali che fuoriescono da grandi anfore di derivazione rinascimentale, tra cui fanno capolino piccole teste umane; capitelli corinzi concludono la composizione che su uno dei lati, è stata coperta in gran parte da elementi con rosoni probabilmente per nascondere l’usura.

Procedendo verso il Castello si incontra la settecentesca casa Ferraloro-Saitta con portoncino fregiato da stemma. Nei pressi sorge l’ottocentesca casa Milio, poi Ficarra rimasto incompiuto. Si tratta del più grandioso palazzo del paese, a due piani oltre il pianterreno, che avrebbe dovuto avere sette balconi per ogni piano di cui quello verso la piazza angolare. In realtà è stata realizzata solo la parte destra del prospetto, col portone ornato a motivi goticheggianti, mentre il lato sinistro è rimasto interrotto al pianterreno. Un giardino con terrazzo panoramico e vari locali di servizio completavano questa grandiosa residenza. Alla confluenza con via Garibaldi su uno slargo sorge la Chiesa del Carmine, dal semplice prospetto su alta scalea: si tratta dell’unico avanzo di un antico convento Carmelitano da tempo scomparso (1610), la porta è datata 1641.

Superata piazza Umberto I° si sale verso la Matrice passando dinnanzi alla Chiesa dell’Oratorio da anni sconsacrata.

La Chiesa dell’Annunziata costituisce oggi la presenza architettonica più rilevante dell’abitato su cui emerge dominante dall’alto del poggio su cui è stata costruita. La facciata, a due ordini prospetta su un sagrato chiuso; l’interno è a tre navate separate da pilastri transetto e tre absidi triangolari. Alla destra della facciata si erge la torre campanaria; nel sottosuolo si estende una vasta cripta che sfrutta il pendio. Il terremoto del 1693 provocò seri danni: ai lavori successivi risale la sistemazione della facciata compiuta nel 1700 dai maestri Domenico e Nicola Lanza. Altri lavori furono eseguiti dipo il terremoto del 1908 negli anni 1916/1922 furono rifatte le navate distruggendo il tetto ligneo intarsiato e le pitture degli Apostoli nella navata centrale.

 

La bella facciata presenta un grandioso portone centrale affiancato da colonne corinzie parzialmente decorato da sirene e motivi floreali. Nella navata destra si osserva l’altare marmoreo dell’Immacolata con statua eseguita nel 1567 a spese di Francesco Piccolo. L’abside destra è occupata dalla fastosa cappella dell’Annunziata: quattro grandi colonne a torciglione, ornate alla base da Putti danzanti e nel fusto da girali vegetali, reggono l’attico spezzato con putti e stemmi e inquadrano la nicchia dell’Annunziata coronata da un manto retto da putti. L’opera decorativa in stucco mostra evidenti somiglianze con lavori palermitani del tardo seicento. L’intera cappella è stata restaurata nel 1917 a spese dei Piccolo-Milio, il cancello in ferro fu donato nel 1601 da Giuseppe Lancia. La statua marmorea dell’Annunziata è opera del Gagini. Sulla destra dell’altare si apre un bel tabernacolo cinquecentesco, qui era custodito il reliquario in argento del Miracolo, sangue sudato più volte a partire dal 1592, sottratto nel 1978.

Nell’abside sinistra è sistemato l’altare del Sacramento con edicola retta da esili colonne corinzie su cui poggiano l’architrave decorato da cherubini. Nella Chiesa si trova anche l’artistica vara commissionata nel 1789. Si leva su base decorata in forma di edicola sostenuta da quattro coppie di colonne corinzie e coperta a volta con angioletti decorativi sui quattro lati usata per portare la pesante statua in processione.

CONVENTO DEI FRATI MINORI OSSERVANTI – Secondo il barone Amico il convento fu fondato dai frati intorno al 1600, mentre la porta della Chiesa, dedicata a S.Maria del Gesù, è datata 1522. Del Convento non rimane più niente, poiché, è stato distrutto dalla grande guerra, successivamente è stato realizzato il Parco delle Rimembranze con monumento dedicato ai caduti. Della Chiesa rimangono, invece, solo alcuni altari e il maestoso arco, ultimo rimasto dei cento.CASTELLO – Del castello duecentesco restano solamente il portale di ingresso, parte delle mura, un pozzo e alcune celle.

LE CONTRADE RURALI – Numerose contrade circondano l’abitato di Ficarra, Rinella, Sauro, Crocevia e Matini, dove ancora è possibile riscoprire gli odori, i sapori, i colori del mondo rurale.

 

 

 

 

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